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La prossemica in relazione al WT ©

Nel WT viene chiamata distanza o zona di sicurezza quella distanza alla quale un avversario non è in grado di colpirci con nessuna delle sue armi naturali senza aver bisogno di almeno un passo di avvicinamento.
Da un punto di vista tecnico questo tema è ampiamente trattato nelle lezioni di wingtsun, in questo articolo vorrei soffermarmi su considerazioni generali riguardo l’importanza dello spazio e delle distanze per l’essere umano.
Essere consapevoli dei meccanismi che regolano i rapporti sociali in merito allo spazio, può aiutarci a decodificare le intenzioni di eventuali malintenzionati e velocizzare le nostri reazioni di allarme di fronte al pericolo.
La distanza fisica che si stabilisce tra gli individui ha un vero e proprio significato e i comportamenti tra le persone codificano elaborati sistemi di comunicazione.
Il linguaggio della ‘postura’ e del modo in cui poniamo il nostro corpo nello spazio prende il nome di ‘prossemica’.

Lo spazio comunica messaggi e l’uomo usa lo spazio per comunicare agli altri ciò che sente inconsapevolmente.
Si pensi alla posizione che un candidato assume di fronte ad un potenziale datore di lavoro, ad un esame universitario, di fronte ad un interlocutore di cui non si fida o di fronte ad una persona che gli piaccia.
Il corpo sarà più o meno vicino alla persona, più o meno proteso, gli arti incrociati o rilassati, le distanze più o meno ravvicinate.

Alcune ricerche hanno dimostrato come ogni singolo individuo non solo abbia bisogno di una certa quantità di spazio per vivere ma come questo spazio debba prevedere la possibilità di aree di solitudine e non condivisione e che una maggiore densità di popolazione porti più facilmente a fenomeni di criminalità diffusa.
Anche Konrad Lorenz studiò le relazioni tra affollamento ed aggressività sostenendo che quest’ultima fosse necessaria alla conquista e alla difesa dello ‘spazio vitale’.
In circostanze particolari di affollamento momentaneo come concerti o manifestazioni sportive il marcato contatto fisico può destare fenomeni di intolleranza e violenza, così come molti manifestano una sensazione di grande disagio se sono pressati in una coda, toccati o urtati inavvertitamente.

Tutti noi infatti percepiamo intorno a noi una specie di ‘bolla invisibile’ che ci circonda per un diametro di circa un metro e che può essere sovrapposta dalla ‘bolla’ di un altro individuo solo se questi ci sia familiare o accetto.
Uno dei maggiori studiosi di prossemica è di certo Edward T. Hall nel cui libro ‘La dimensione nascosta’ (Bompiani) esamina cosa siano lo spazio personale e sociale e come l’uomo li percepisca.
Una breve riflessione sull’argomento mette subito in evidenza che il modo con cui ci disponiamo nello spazio (“setting”), trasmette messaggi non verbali a coloro che ci stanno vicini e viceversa noi stessi li rileviamo e rispondiamo ad essi con atteggiamenti emotivi spesso inconsci.
Abbiamo infatti derivato dagli animali una reazione di rigetto della prossimità dell’altro simile, che assume la caratteristica detta dagli “entomologi “fight or fly“ (combatti o fuggi), in quanto molte bestie reagiscono alla vicinanza dell’altro, come limitazione del proprio spazio vitale e quindi rispondono emotivamente con aggressività o con paura.
Analizzare il contesto spaziale può dirci molto sui sentimenti tra le persone e sui rapporti di potere e fiducia che intercorrono tra essi.
Entriamo quindi nel merito delle distanze, al fine di capire il loro rispettivo significato:
la ‘distanza intima’ implica un alto grado di coinvolgimento perché tutte le percezioni sensoriali si acuiscono.
Nella fase di vicinanza si può raffigurare come la distanza della lotta o al contrario, dell’amplesso, mentre in quella di lontananza (da 15 a 45 cm.) il capo, le cosce e le parti pelviche non si toccano facilmente come prima, ma le braccia possono afferrare con facilità l’altro e sono visibili con dovizia di particolari tutti i particolari del volto dell’altro.
A questa distanza la voce è un sussurro e serve a richiamare nell’altro emozioni e sentimenti.
Mantenere questa distanza in pubblico è considerato disdicevole e quando avviene in un bus affollato, è regola delle società che seguono la regola del non-contatto che istintivamente si irrigidisca il corpo e ci si ritragga se avviene il contatto con un altro corpo.

La ‘distanza personale’ è quella rispettata dai membri di una società che si ispira al non-contatto: la fase di vicinanza va dai 45 ai 75 cm., distanza entro la quale si potrebbe, volendo, allungare un braccio e afferrare l’altro.
Questa distanza, che rappresenta un po’ la “bolla” o quell’alone di cui si parlava, può essere infranta solo da persone in contatto con il soggetto come un coniuge, mentre non è valicata dagli estranei.
Nella fase di lontananza che conta dai 75 ai 120 cm la soglia è posta appena oltre la possibilità di toccare l’altro allungando la propria mano.
A questa distanza si può ancora discutere di argomenti personali ma la forza della voce è moderata e non si percepisce il calore del corpo dell’altro, cosa in grado di instaurare intimità o mettere a disagio gli altri.
Nella fase di vicinanza della ‘distanza sociale’ (da 1.20 a 2.10 m.) si trattano gli affari sociali e gli incontri occasionali.
E’ la distanza più usata tra persone che lavorano assieme, mentre la fase di lontananza è quello entro la quale si svolgono incontri formali (da 2.10 a 3.60 m.) oppure che permette alle persone che lavorano a contatto col pubblico di svolgere le proprie mansioni senza essere obbligate alla conversazione.
Infine è una distanza che permette anche a persone che vivono nella stessa casa e sono nella stessa stanza di impegnarsi in conversazioni brevi e tornare poi a dedicarsi alla propria attività preferita.

Infine nella ‘distanza pubblica’ (da 3.60 m. in poi) un individuo può fuggire o cercare di difendersi se subisce una minaccia mimando la reazione di fuga istintiva animale, la voce è alta e i contenuti sono formali, mentre una ‘bolla’ di oltre 7 metri è quella che si stabilisce attorno ad importanti personaggi pubblici che devono aumentare mimica, tono e volume della voce per essere apprezzati, oltre a puntare molto sulla gestualità e il linguaggio del corpo.
Quindi teoricamente esistono quattro distanze e otto fasi entro cui le persone interagiscono col territorio e con gli altri.
In realtà ognuno di noi poi sembra adattare lievemente al proprio modo di essere queste distanze e non dimentichiamo che questi studi sono stati fatti negli Stati Uniti che hanno modelli sociali piuttosto diversi da quello mediterraneo, quindi non possono essere applicati pedissequamente.

Paola de Caro

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