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A questo punto dobbiamo fare un passo indietro per cercare di capire quanto di ciò che abbiamo fin qui raccontato corrisponda a verità e in che modo la parte “leggendaria” della storia possa comunque darci delle indicazioni utilissime per comprendere questo stile.

La prima data certa di cui siamo a conoscenza è il 1850. In quest’anno viveva, infatti, il Dott. Leung Jan che fu effettivamente un famoso erborista di Fat Shan.

TRA MITO E REALTÀ

A partire da questa data, facendo dei conti approssimativi all’indietro, sembra plausibile stabilire che il Wingtsun sia in realtà assai più “giovane” di quanto il mito voglia farci credere. Infatti, si può indicare come data d’origine del Wingtsun all’incirca il 1750.

Del resto l’intero sviluppo delle arti marziali risale probabilmente al periodo successivo la caduta della Dinastia Ming, quindi a dopo il 1644.

Rimane comunque certo che i contrasti politici all’interno del paese abbiano contribuito in maniera consistente all’evoluzione dell’arte del combattere.

Lunghe e approfondite ricerche svolte dal Grand Master, Si Jo Leung Ting, ci dimostrano che durante la Dinastia Quing, il popolo cinese aveva costituito una sorta di “resistenza” contro il potere Manchu organizzata su quello che potrebbe essere il modello delle nostre società segrete. All’interno di questi gruppi reazionari era molto approfondito lo studio delle arti marziali che erano usate come una vera e propria arma ai danni degli invasori, e, visto che durante una rivoluzione, le differenze di sesso perdono ogni importanza, questo spiegherebbe come sia stato possibile che nel 1700 una donna si dedicasse ad una simile attività.

In realtà circa la matrice femminile dello stile sussistono comunque dei dubbi che ci danno modo, però, di capire subito in che modo il mito può insegnarci molto a prescindere dai fatti realmente accaduti. Che il Wingtsun sia stato o no inventato da una donna ha in verità poca importanza. Quello che è invece fondamentale capire è che chiunque l’abbia concepito aveva in mente un sistema che non si basasse sulle doti fisiche, sulla forza e sui muscoli, ma su qualità che sono indubbiamente proprie dell’universo femminile, quali la morbidezza, l’elasticità, la fluidità e, mi sia concesso dire, l’intelligenza. 

Chiunque si sia minimamente interessato di arti marziali avrà notato che quasi tutti gli stili cinesi vengono fatti risalire più o meno allo stesso periodo e provengono praticamente tutti dal mitico monastero di Shaolin. È lecito chiedersi come ciò sia possibile. La risposta ci viene ancora una volta dall’analisi del significato di alcuni simboli ed anche dalla ricostruzione storica di alcuni fatti inerenti la rivolta cinese contro i Manchu.

Sembra, infatti, che i vari gruppi di rivoluzionari usassero, per riconoscersi e comunicare fra loro, una sorta di codice che è stato in qualche modo possibile ricostruire. “Shaolin” era, riteniamo, una specie di parola d’ordine usata per far sapere all’interlocutore di essere dalla sua stessa parte. “Da dove vieni?” “Vengo da Shaolin” significava in pratica “Sei dei nostri?” “Si, lo sono”. Ed anche altre indicazioni erano fornite nello stesso modo.

Ad esempio si racconta sempre che i vari maestri abbiano studiato sul monte Sung piuttosto che sul Tai Leung o qualsiasi altro. Questa buffa abitudine di immaginare che costoro dovessero necessariamente rifugiarsi su qualche montagna per imparare il Kung Fu altro non è che parte del cifrario con cui i rivoltosi comunicavano. Il nome di monti dovrebbe, infatti, indicare il gruppo specifico di appartenenza all’interno dell’organizzazione rivoluzionaria. Ma i riferimenti al monastero di Shaolin, come pure quelli al Tempio della Gru Bianca, hanno anche un significato più profondo e importante ai fini della comprensione del Wingtsun. I principi filosofici del buddismo e del taoismo hanno, infatti, una notevole influenza sul nostro stile. La derivazione buddista risulta evidente se ancora una volta facciamo riferimento a quanto ci raccontano le leggende.

Si narra, infatti, che fu proprio un patriarca buddista proveniente dall’India, il mitico Bodidarma, ad iniziare alle arti marziali i monaci di Shaolin. Il Buddismo è un sistema filosofico religioso fondato in tempi antichissimi (VI secolo a.C.; N.d.A.) in un principato nel nord dell’India da Gotama Siddartha Buddha. Non ci addentreremo ora in spiegazioni dettagliate al riguardo, ma ci limiteremo a dire che col passare del tempo il buddismo si sviluppò secondo molte forme diverse.

Bodidarma predicava una corrente di buddismo, il buddismo Chan, noto al mondo nella sua traduzione giapponese, vale a dire il buddismo Zen. Per capire la relazione con il Wingtsun è necessario spendere qualche parola a proposito del pensiero Zen.

Sicuramente la forma di buddismo più “essenziale” tanto da ritenere inutile qualunque indagine di pensiero, privilegiando, al contrario, la meditazione. Il buddismo Zen afferma che l’uomo può cogliere la verità solo attraverso un’intuizione diretta, immediata, e per questo rifiuta tutto ciò che è pensiero, processo logico, memorizzazione, dottrina e studio. La verità deve essere colta nella sua immediatezza e per questo si deve valorizzare l’attimo presente, il “qui e ora”. È, questo, un insegnamento estremamente importante se si mette in relazione ad una situazione di combattimento. Di fronte ad un avversario che ci aggredisce non si ha né il tempo né la lucidità per capire in maniera razionale quali saranno le sue mosse né, tanto meno, per ricordare le risposte adeguate per riuscire a difendersi.

Il Wingtsun ha fatto suoi questi principi sviluppando di conseguenza un sistema in cui il corpo diventa in grado di reagire in maniera assolutamente istintiva, senza seguire degli schemi prefissati e senza dover ricordare le tecniche imparate. L’apprendimento del Wingtsun è, in effetti, più che uno “studio” un progressivo “condizionamento” del corpo che viene semplicemente abituato a risolvere i problemi “qui e ora”, a fare la cosa giusta al momento giusto.

Perché ciò sia possibile l’allenamento Wingtsun conduce a trasformare ogni parte del corpo in una micidiale molla che, caricata dalla forza dell’avversario, è pronta a scattare in qualsiasi momento venga liberata senza alcun bisogno di dover pensare o ripescare nella memoria le indicazioni per eseguire l’azione.

Così come l’aver designato il monastero di Shaolin come luogo di origine del Wingtsun ci permette di comprendere alcuni aspetti del nostro stile, allo stesso modo il presunto soggiorno di Ng Mui presso il Tempio taoista della Gru Bianca ci consente di chiarire quali sono gli altri principi fondamentali su cui il Wingtsun si basa.

Il Taoismo è probabilmente il sistema filosofico che contribuì maggiormente allo sviluppo del pensiero e della civiltà cinese. L’opera fondamentale di questo sistema è il “Tao te ching”, che viene attribuito a Lao Tse (VI-V sec. a.C. N.d.A.). Nonostante la figura di Lao Tse sia in buona parte leggendaria, il testo del “Tao te ching” contiene sicuramente tutti gli elementi di questa dottrina e dalla sua lettura appare evidente che il Wingtsun abbia assorbito profondamente il pensiero taoista.

Per iniziare a chiarire il rapporto tra Wingtsun e taoismo è singolare notare che il punto di vista taoista tende a privilegiare l’elemento femminile ed è significativo, a questo proposito, il passo del VI capitolo del “Tao te ching” in cui all’origine di tutto è situata la figura enigmatica della “misteriosa femmina” (“La porta della misteriosa femmina è la scaturigine del Cielo e della Terra” trad. Tomassini). Questo sembrerebbe chiarire ulteriormente perché la leggenda abbia voluto che fosse proprio una donna a concepire lo stile. Ma l’influenza del taoismo sul Wingtsun appare in modo ancora più evidente se si confrontano alcuni dei dettami fondamentali di questa dottrina con i principi dello stile stesso.

Secondo la filosofia taoista l’uomo si può realizzare solo conformandosi all’ordine naturale e universale delle cose, senza opporvisi né alterarlo con la propria volontà ma trovando in esso l’Armonia. L’uomo deve quindi assecondare la Natura e non lottare contro di essa. Da questi concetti nasce il principio del “WU WEI”, cioè del “non agire”.

È però necessario distinguere il concetto di “wu wei” da quello di “passività”: il “non agire” taoista è inteso nel senso di non agire in disaccordo col divenire universale, con le leggi della Natura con le quali bisogna armonizzarsi. Sarà bene precisare che in questa sede usiamo il termine “Natura” come traduzione del termine cinese “Tsu jau” che vuol dire letteralmente “Ciò che è spontaneo”, “Ciò che avviene spontaneamente”.

Per partecipare all’armonia universale delle cose l’uomo deve conformarsi al corso naturale degli eventi divenendo spontaneo ed evitando di agire in maniera forzata. Il concetto del Wu Wei genera l’atteggiamento apparentemente “passivo” caratteristico del Wingtsun. Ma quella che può essere scambiata per passività in realtà è l’applicazione pratica dell’idea taoista secondo la quale la morbidezza vince la forza e la durezza (“Tao te ching” cap.36: “...La flessibilità e la cedevolezza vincono la dura coercizione...”).

Un avversario che ci aggredisce è normalmente più forte di noi ed è pertanto inutile tentare di opporvisi usando a nostra volta la forza. Il giunco nella tempesta non cerca di resistere all’energia del vento ma, invece, si flette e la lascia scorrere via, allo stesso modo noi possiamo combattere il nostro aggressore con la cedevolezza e la flessibilità e batterlo usando la sua stessa forza.

Per chiarire questo concetto è indispensabile accennare ad un altro degli insegnamenti fondamentali del taoismo e cioè alla cosiddetta “Armonia degli opposti” o “Scuola dello YIN e dello YANG”. Secondo questa dottrina l’intero universo si auto crea con un’evoluzione infinita che risale ad un’energia unica, il “CHI”, che non è né materiale né spirituale ma va inteso come un principio vitale unitario la cui unica realtà coincide con il suo continuo passaggio da uno stato all’altro. Ai due principi dello Yin e dello Yang corrispondono due serie di opposizioni: lo Yin è l’oscurità, il femminile, il vuoto, il passivo, mentre lo Yang è il luminoso, il pieno, il rigido, il maschile. I due principi sono intimamente interattivi, vale a dire che ciascuno dei due non può esistere senza l’altro e che senza l’infinita oscillazione che li rende interdipendenti non ci sarebbe movimento né vita. Yin e Yang non si sommano l’uno all’altro, bensì, sono sempre presenti l’uno nell’altro, così quando uno dei due temporaneamente si impone, l’altro resta comunque potenziale; si può dire, quindi, che lo Yang partorisce lo Yin e viceversa.

Aver chiaro questo processo è indispensabile per comprendere la dinamica del Wingtsun in cui si alternano costantemente una fase Yin in cui si assorbe, cedendo, la forza dell’avversario, ed una fase Yang in cui tale forza viene liberata e restituita all’avversario stesso. Meglio ancora si può dire che le due fasi coesistono in quanto, in effetti, nello stesso momento il corpo del combattente di Wingtsun è in parte Yin e in parte Yang rispecchiando la rappresentazione classica del Tao   .

La costante osservazione della natura, propria del taoismo, porta spesso ad accorgersi che vi è maggiore potenzialità di vita, di energia e di sviluppo nelle cose morbide e deboli che in quelle dure e forti. Si legge, infatti, nel “Tao te ching”: “Quando gli uomini nascono sono teneri e quando muoiono sono rigidi. Quando gli alberi nascono sono flessibili e quando muoiono sono duri. La rigidità è quindi compagna della morte, la flessibilità è compagna della vita...” (cap.76 trad. Lamparelli). E ancora: “Ciò che è più molle al mondo domina ciò che è più duro al mondo. Il non essere entra là dove non c’è spazio...” (cap.43 trad. Lamparelli).

L’elemento naturale cui si dovrebbe ispirare il praticante di Wingtsun è l’acqua che pur essendo inafferrabile può sprigionare un’enorme forza distruttrice. A questo proposito dice ancora Lao Tse: “Niente al mondo è più flessibile e cedevole dell'acqua. Tuttavia quando attacca ciò che è duro e forte, nessuno riesce a resisterle, perché nulla può cambiarla. Perciò il flessibile vince il rigido, il cedevole vince il forte...” (cap.78 trad. Lamparelli).

Il Wingtsun ci insegna a rendere il nostro corpo simile all’acqua, che si adatta ad ogni situazione senza opporre resistenza ma che è allo stesso tempo capace di travolgere e distruggere qualsiasi ostacolo. Questa abilità dev’essere assolutamente istintiva perché possa risultare efficace in una situazione reale, ma perché ciò sia possibile il “wu wei” deve diventare prima di tutto un atteggiamento mentale se si vuole riuscire a trasmetterlo al corpo.

Gli insegnamenti di Lao Tse a questo proposito si possono, infatti, interpretare sia in chiave psicologica sia fisica e, se li finalizziamo al combattimento, addirittura in chiave strategica: “Pratica il non-agire, sforzati di non sforzarti... progetta il difficile quando è ancora facile, fai il grande quando è ancora piccolo. Le cose più difficili al mondo devono essere fatte quando sono facili; le cose più grandi al mondo devono essere fatte quando sono piccole...” (cap. 63 trad. Lamparelli). Tutto ciò può sembrare al neofita estremamente difficile ma è lo stesso Lao Tse a tranquillizzarci: “L’albero più massiccio nasce da un germoglio, l’edificio più alto nasce da un mucchio di terra, un viaggio di mille miglia incomincia con un passo...” (cap,64 trad. Lamparelli). Tutto quello che occorre è la voglia di iniziare il cammino.

A questo punto, per completare la nostra analisi della storia del Wingtsun, dobbiamo ancora sottolineare che la tradizione vuole che lo stile, in origine, sia stato trasmesso sempre di padre in figlio o comunque all’interno di un gruppo familiare. In realtà, come abbiamo visto, questo probabilmente non era vero e non abbiamo modo di sapere con quale criterio i maestri scegliessero i loro discepoli, ma ancora una volta possiamo leggere tra le righe per arrivare a capire che, oltre al buddismo e al taoismo, il Wingtsun conserva in sé anche gli insegnamenti di un’altra delle maggiori correnti filosofiche cinesi: il Confucianesimo.

Direttamente dalla filosofia confuciana, creata dal maestro Kong Fu Zi (551-479 a.C.) il cui nome fu in seguito latinizzato dai gesuiti in “Confucius”, deriva il rituale vivo ancora oggi nelle palestre in cui si praticano arti marziali. Di questo rituale, che i maestri considerano un elemento di fondamentale importanza, fanno parte la cerimonia del saluto, la venerazione per gli antichi Maestri, le relazioni fra gli allievi, il rispetto dei gradi e in generale per la struttura familiare su cui si basano le scuole di Kung Fu tradizionale cinese e, naturalmente, anche il Wingtsun. Senza il loro millenario rituale, che non deve però essere mera esteriorità ma la manifestazione sincera di uno stato d’animo, le arti marziali perderebbero il loro spirito più autentico e si trasformerebbero o in semplici sport o, nella peggiore delle ipotesi, in attività violente e poco educative.

Confucio fu principalmente un educatore e piuttosto che creare nuovi sistemi filosofici cercò di riavvicinare l'uomo ai più alti valori morali del vivere sociale. Per questo possiamo dire che mentre il taoismo condizionò, con il principio del wu wei e con l’esaltazione della morbidezza e della cedevolezza, lo sviluppo tecnico delle scuole di Kung Fu che ad esso si ispirarono, il confucianesimo influì invece sugli aspetti etici e morali delle arti marziali, impedendo che esse divenissero un puro e semplice strumento di violenza in conflitto con quei valori che devono legare ogni individuo ai suoi simili e che costituiscono il fondamento di una società civile e umana.

Per concludere è bene ricordare che anche se ci sarebbero ancora infinite cose da dire a proposito del Wingtsun e delle affascinanti tradizioni dell’Oriente da cui proviene, le parole non potranno mai insegnarci più di quanto non possa fare la semplice pratica dello stile. 

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