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Da sempre la GiuncaRossa si impegna nel diffondere la cultura della "sicurezza personale", temine, a nostro parere, più adatto dell'abusato "difesa personale".

Articolo di Gianluca Nicoletti pubblicato su "La stampa" del 29 novembre 2006

A lezione di Arti Marziali per combattere i bulli in classe.

Basta subire la violenza dei bulli, è ora che i nostri figli imparino a difendersi!

Ed ecco che l'esercito silenzioso dei genitori di bambini «fuori standard» ha cominciato a mandare i figli a scuola di kung fu.

Lo fanno quei poveretti che non sono riusciti a generare prole spavalda e chiassosa come da moda corrente.

Quei papà e mamme che hanno passato tempo nelle librerie, a teatro, a vedere mostre, insomma i genitori delle vittime predestinate di ogni bullo.

Mentre la società italiana è divisa tra lo sdegno e la sorpresa, mentre gli esperti si preparano a discuterne, mentre tutti chiedono a tutti di intervenire...

Beh, molti genitori dei «fuori standard» si sono già organizzati da tempo, stanchi di vedere i figli tornare a casa pestati e mortificati sono scesi sul sentiero di guerra.

Tra le innumerevoli discipline marziali possibili, quella preferita dalle vittime da bulli è il wing tsun, elaborata nella seconda metà del XVIII secolo dalla monaca cinese Ng Mui, costretta a difendere le consorelle dagli assalti di uomini brutali e forzuti.

Oggi la pratica è diffusa anche in Italia, dove il testimone della monaca Shaolin è stato raccolto dalla «Si je» (sorella maggiore) Paola de Caro, da dieci anni istruttrice di wing tsun in una palestra romana.

Paola pesa 49 chili per un metro e sessanta di altezza, ma racconta che quella volta che tentarono di scipparla alla Stazione Termini la folla intervenne, ma solo per mettere in salvo il malcapitato rapinatore.

Ai suoi allievi, occhialuti e gracilini, Paola insegna come cambiare atteggiamento di fronte ai bulli:

«Cerco di abituarli a non porsi di fronte agli altri come delle vittime, il bullo fondamentalmente è un vigliacco, si sceglie uno più debole e lo aggredisce perché è sicuro di poter vincere».

La maestra spiega che, quando si è consapevoli che all'occorrenza si saprebbe come reagire, non si viene più identificati come vittime:

«E' una questione di sguardi, di tono della voce, di maniera di rispondere o non rispondere a una provocazione. La prima cosa che insegno è di evitare il più possibile uno scontro, ma non si può nemmeno bluffare, per avere una padronanza sufficiente del wing tsun occorre una pratica di tre ore a settimana per tre anni, se si inizia da molto piccoli».

La Si je non ha pregiudizi, anzi sarebbe molto felice di occuparsi anche della «redenzione» dei bulli. Le lezioni avrebbero anche una loro utilità «riabilitativa»:

«Avrebbe molto senso far praticare questa disciplina anche ai bulli, dovrebbero imparare a incanalare l'aggressività. Per questo servirebbe una disciplina che insegni che atto di vigliaccheria suprema sia aggredire uno più debole».

Intervista a Sifu Alessandro Messina pubblicato su "Il Tempo " del 02 marzo 2009

il-tempo-02-03-09_TSCUOLA DI WINGTSUN GIUNCA ROSSA Nella capitale dal 1993 i corsi di difesa personale curati dal Sifu Alessandro Messina

Non parliamo di una disciplina sportiva, ma una vera e propria arte marziale in quanto prepara chi lo pratica ad affrontare reali situazioni di pericolo.

Ne parliamo con il Sifu Alessandro Messina che cura i Corsi di difesa personale nella Scuola di Wing Tsun Giunca Rossa: «In effetti non esistono gare di Wing Tsun, ne tantomeno esibizioni, perchè questa è un 'arte logica, efficace, realistica ed essenziale. I nostri corsi non insegnano alcun movimento acrobatico, ma hanno bensì un solo ed unico fine, quello di dotare i nostri allievi di meccanismi automatici che generano una valida reazione difensiva. Oggi si sente sempre più spesso parlare di bullismo e di violenza, praticando il Wing Tsun non si diventa invincibili, ma sicuramente si gode di una capacità di autodifesa pronta, forte ed adeguata».

Ci spiega meglio in cosa consiste lo Wing Tsun e chi può praticarlo?

«Si può praticare a qualsiasi età, abbiamo alunni di 13-14 anni che hanno iniziato quando ne avevano sette. Prima non è consigliato perchè la capacità di attenzione non è ancora sufficiente. Questa disciplina non richiede un fisico atletico, ma una grande capacità di attenzione. Non si basa sulla forza, è anzi orientata a sfruttare a proprio vantaggio quella dell'aggressore. Non dimentichiamo che i malintenzionati scelgono la propria vittima proprio perchè appare debole ed indifesa. Quello che gli allievi apprendono è il gestire le emozioni, dei veri e propri automatismi concreti ed efficaci in grado di risolvere a proprio favore delle spiacevoli situazioni, parliamo di aggressioni, che avvengono nella strada, in situazioni psicologiche caratterizzate dalla paura, non certo di mosse eleganti o elastiche nella tranquillità di una palestra».

Quanto tempo occorre a chi inizia per maturare un'adeguata capacità di autodifesa?

«Con il tempo si può affinare ed evolvere, ma generalmente già dopo pochi mesi si sviluppa una sufficiente ed adeguata capacità di autodifesa."