';

SCUOLE DI ARTI MARZIALI: UNA SCELTA ANCHE DI APPARTENENZA

DIMMI A QUALE CLUB APPARTIENI E TI DIRÓ CHI VORRESTI ESSERE.

Appartenere a un gruppo, un clan, un’associazione eccetera, può significare più cose.

Per alcuni, significa indossare una maglietta fica e con quella farsi riconoscere, per altri, rappresenta possedere dote di un’identità “particolare”.
Comunque, la maggior parte delle persone, cerca un gruppo al quale appartenere come se fosse un dovere. In alcuni ambienti, non far parte di un club prestigioso (e soprattutto costoso) viene vissuto come un’onta. Non capisco poi il perché di tanti marchi esibiti con fierezza su quanto s’indossa, mentre per fare pubblicità dovrebbero pagarti piuttosto che farti pagare.

Ma se andiamo a speculare sui tanti e diversi modi che eleggono un logo quale proprio “biglietto” da visita, sarà facile desumere che il gruppo protegge, dacché nasconde incertezze e timori personali.
Va bene, abbiamo bisogno di appoggio.       
Quand’anche forti “dentro”, talvolta ci manca la risposta, il gesto giusto che dia segno di dignità e valore oggettivi.         
Per l’appunto, oggettivi, e non posticci o di moda o di classe.       
Bene. Esistono metodi, insegnamenti capaci di far convivere dignità e paure; “guarendo” infine queste ultime.            
Esistono Scuole di Arti Marziali come la scuola di WINGTSUN Giunca Rossa, dove il gruppo diventa una squadra; una “sana” squadra, laddove non esistono rivalità né gelosie, poiché quanti si avvicinano e in seguito amano tale Arte Marziale, trovano in essa sicurezza.
Va da sé, infatti, che certi sentimenti avversi spesso sono figli dell’irrisolutezza, o dell’impaccio (dell’impiccio?) di dover vincere il contendente.    
Certo, la competizione è pure un motore talvolta indispensabile, ma il WING TSUN lavora sui sistemi di difesa personale: IL CONTENDENTE DEL WING TSUN È IL NEMICO CHE CI TROVIAMO DI FRONTE PER CASO O PER DISGRAZIA, quindi, la preparazione è finalizzata al difendere la propria incolumità da questo ipotetico nemico, senza sprecare energie nel semplice confronto agonistico, com’è subito evidente a chiunque provi il Wing Tzun.     
Tale forma si evince nell’immediato.           
Esaminando i nomi destinati agli operatori del sistema, troviamo infatti nominativi di “Famigli”, e dunque figure che evocano (come dovrebbe essere, ed è nella maggior parte dei casi) stabilità e buona accoglienza.

  • Si jo: avo (maestro)
  • Si gung: nonno (maestro) femminile: Si Tai
  • Sifu: padre (maestro)
  • Si hing: fratello maggiore (istruttore) femminile: Si je

Dalla rete: Al proprio istruttore ci si rivolge con l'appellativo Si hing (al femminile Si je). Il rapporto di "parentela", come nelle vere famiglie, rimane invariato nel tempo, vale a dire che se il proprio Si hing un giorno è nominato Sifu, egli sarà chiamato Sifu dai suoi nuovi allievi ma resterà invece Si hing per gli altri. Dal Sifu gli allievi sono chiamati To dai, cioè figli, mentre per il loro Si hing essi sono Si dai, fratelli minori, e infine rispetto al Si gung essi sono To suen, vale a dire nipoti. Quindi:

  • To dai = figlio
  • Si dai = fratello minore
  • To suen = nipote

E tornando al discorrere sui Club – dove s’è detto che le scelte di appartenenza nascono per più motivi – spunta già chiara dalle nomenclature del WING TSUN la sua (adeguata) filosofia.
Va in più segnalato che quanto appartiene al WING TSUN collima a leggi fisiche inoppugnabili: nessuna fantasia, alcuna invenzione spettacolare, solamente equilibrio, energia e concentrazione; fruttando le proprie forze naturali in dialogo con la Terra.            
Per questo Giunca Rossa insegna sì posture e azioni utili alla difesa, ma dà inoltre indicazioni chiare sullo sfruttamento delle forze personali attraverso (per l’appunto) le leggi della fisica; informazioni sui perché di una posizione, di un rientro o di un colpo che vanno quasi in automatico.
E dunque, s’impara con coscienza a usare il corpo e non a eseguire pedissequamente delle azioni.

Il gruppo che si sceglie, definisce la persona che siamo o vogliamo essere.           
Insomma, fai parte del gruppo giusto e ti dirò chi sei.

Giulia Marini
(consulente editoriale già editore, pubblicitaria, grafica)

 

Recommend
Share
Tagged in