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Alla Ricerca del Combattimento Reale

Cos’è il combattimento reale? La polemica su questa definizione taglia in due il mondo delle arti marziali da sempre tra le scuole che insegnano difesa personale, oggi vogliamo tentare un nuovo approccio a questo problema, cercando di comprendere i meccanismi che regolano un combattimento.

Dov’è il combattimento reale? Cos’è il combattimento reale?

La risposta più semplice è che il combattimento reale non ha regole, mentre quello non reale o, per usare una parola più appropriata, “sportivo”, è racchiuso da un sistema di regole preciso.

Questa risposta tuttavia non è sufficiente: due persone che si incontrano in un “fight club” per affrontarsi senza regole stanno affrontando un combattimento reale? E uno scontro che avviene per strada, magari scatenato da un tentativo di rapina, è davvero privo di regole?

E soprattutto, cosa intendiamo per regola? Una regola, in combattimento, può essere descritta come un’azione che se compiuta comporta una penalità.

Le regole possono essere dettate da una normativa precisa (es. Non colpire sotto la cintura in un incontro di boxe se non vuoi essere sanzionato) o dall’esperienza, dalle convenzioni sociali e dalle consuetudini (es. Non esiste una legge che obbliga a lavarsi, ma se non ci si lava si avrà una penalità sociale: la gente ti eviterebbe per il cattivo odore.)

Per quanto riguarda il combattimento, come punto di partenza, definiamo le basi che compongono un combattimento. Uno scontro fisico può essere scomposto in tre parti che, unite, lo descrivono completamente: Dove, Come e Perché.

Dove

Uno scontro fisico può essere organizzato o improvvisato.

Nel caso sia organizzato il luogo sarà deciso dai due contendenti, sarà in un’area piana senza particolari ostacoli, in modo che non sia di intralcio al combattimento.

In uno scontro improvvisato, invece, l’area di combattimento sarà là dove il confronto ha avuto inizio. Può presentare ostacoli e altre persone che possono essere coinvolte volontariamente o involontariamente.

Ma tale combattimento può essere definito “senza regole”? In realtà no, perché anche in questo caso alcune azioni possono comportare sanzioni. Se si tira una gomitata a un passante innocente, si tramuta un caso di legittima difesa in un’aggressione. Se il combattimento causa danni a un locale, saremo costretti a pagare i danni. Esattamente come un colpo sotto la cintura in un incontro di boxe, queste azioni comportano penalità, durante o dopo la fine del confronto fisico, e sono, quindi, a tutti gli effetti le regole di quella particolare situazione.

Come

Per Come intendiamo unicamente in che modo il confronto ha inizio e una separazione netta può essere immediatamente descritta tra una situazione concordata e una non concordata.

Nel primo caso i due avversari sollevano le braccia e si affrontano concedendo l’un l’altro il tempo di reazione sul primo attacco, nel secondo l’aggressore cercherà di ottenere il massimo vantaggio attaccando a distanza ravvicinata, da dietro le spalle o sfruttando il territorio (oggetti contundenti, nascondigli, etc.).

Perché

Anche nel caso del Perché possiamo individuare l’esistenza di regole sia in un combattimento “agonistico”, o concordato, che in uno scontro imprevisto.

Il perché in uno scontro concordato è vincere rispettando delle regole stabilite all’inizio.

In alcuni casi si tratta di ottenere il maggior numero di punti o colpi potenzialmente efficaci, in altri casi l’obiettivo è mandare KO il proprio avversario, nella maggioranza delle situazioni regolamentate “ufficiali", si tratta di un mix di questi due fattori.

Nel caso di uno scontro fisico imprevisto, invece, il perché può essere molto complesso. Un tentativo di rapina, stupro, o qualsiasi altro attacco che non sia fatto per la pura volontà di imporsi fisicamente sulla vittima, non ha come scopo vincere il confronto ma ottenere un altro risultato. Poco importa che il rapinatore abbia il naso rotto o no alla fine del confronto, se sta correndo via con il tuo portafoglio, ha raggiunto il suo obiettivo e può quindi essere dichiarato vincitore.

Anche lo scontro più “reale” quindi, come ad esempio il tentativo di rapina, ha regole determinate dagli obiettivi, condizioni di vittoria e sconfitta che possono essere facilmente individuati analizzando la situazione e ciò che l’aggressore, o in generale chi inizia il combattimento, vuole ottenere.

La combinazione di Dove e Perché, infine, da vita a una serie di nuove regole in situazioni non concordate determinate da chi stia osservando il confronto e dalle possibili conseguenze. Combattere a breve distanza da una volante della polizia, anche quando si è dalla parte della ragione, segue un “regolamento” ben diverso da quello cui si è sottoposti in un vicolo isolato. Esattamente come in uno scontro sul ring la violazione di queste regole non comporta necessariamente la sconfitta, ma una penalità.

Qual è la conclusione di tutto questo? La differenza tra combattimento reale e sportivo non può essere trovata nell'affermare semplicemente che “nel combattimento reale non ci sono regole”. Lo scontro fisico è sempre soggetto a regole, determinate dalle varie caratteristiche dello scontro stesso, ma nel caso di un combattimento improvvisato, sono regole non dettate da un codice specifico. Ignorare questa realtà può portare a penalità molto gravi.

Il combattimento reale, in definitiva, è un concetto sfuggente.

A questo punto quello che ci interessa sapere è come possiamo affrontare un combattimento non agonistico.

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Andrea Marini

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